Canto alla luna

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Santo Tomaino e Sergio Ricceri

“Canto alla luna”


Canto alla luna (particolare)Il termine ceramica – dal greco kéramos ossia argilla – comprende un esteso insieme di prodotti ottenuti modellando impasti di terre che, in un secondo momento, vengono cotti e, talvolta, ricoperti di un involucro impermeabile di smalto o vernice. La ceramica ha sempre fornito all’uomo la materia prima per gli oggetti d’uso più comuni, ma al contempo si è anche prestata a ricoprire un ruolo strettamente estetico tanto da diventare una chiave di lettura per lo studio delle civiltà antiche che vengono spesso analizzate e classificate proprio in base agli stili dei propri manufatti. La terracotta invetriata offre, a chi dispone di una grande conoscenza della tecnica, opportunità espressive infinite e originali. Un lavoro che coinvolge, oltre ai quattro elementi – terra, acqua, fuoco e aria –, anche l’aspetto psicofisico dell’artista. Una tecnica che non si può improvvisare, che esige rispetto, dedizione e attaccamento totale. Un metodo ideato da Luca Della Robbia che, tra il XV e il XVI secolo, comprende l’importanza della tecnica realizzando opere impermeabili, lucide, compatte, resistenti e facilmente trasportabili, grazie all’uso di una vernice, composta da piombo e silicio, applicata sulla superficie del manufatto.

Nonostante le grandi trasformazioni del gusto e la vorace evoluzione della tecnologia, la ceramica rappresenta una delle espressioni artistiche che hanno subito minori modifiche dall’antichità ad oggi: forse è anche per questo che artisti come Santo Tomaino si rivolgono, attraverso la collaborazione di maestri del livello di Sergio Ricceri, alla terracotta e a quelle espressioni artistiche che potremmo annoverare come contemporanee pur rimanendo legate alle tradizioni e al passato.

Canto alla luna è un’opera monumentale che, oltre a farci comprendere il potenziale della tecnica della ceramica invetriata, ci apre ad esiti estetici contemporanei e a soluzioni cromatiche imprevedibili e suggestive. La luna è stata cantata da musicisti e poeti di ogni generazione: dai Nomadi a Ivano Fossati, da Ippolito Pindemonte a Percy Bysshe Shelley. Giacomo Leopardi, nel suo Canto alla luna, si lancia verso la natura cercando di esaltarne la forza, l’incanto e la bellezza pur essendo consapevole che tutto ciò non lo avrebbe mai potuto vivere appieno. Alda Merini percepisce la fragranza della luna fino all’ultimo attimo della sua vita. Tomaino, invece, propone una luna inseguita e quasi agognata dal lupo, inteso nella sua accezione positiva; infatti, poiché vede nel buio, è simbolo di luce e di speranza.

Alla luna associamo pensieri romantici e tristi, dolci e appassionati: essa è simbolo dei ritmi biologici, del tempo che passa, della conoscenza indiretta, della madre e dell’infanzia. Tomaino ci propone un’opera che diventa simbolo di riflessioni, di meditazioni, di speranze, di ricordi e di emozioni: ogni individuo potrebbe cantare, o invocare l’aiuto, della piccola luna che porta sempre nel cuore.


Maurizio Vanni

Museologo, Storico e Critico d’Arte

 
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