Canto alla luna

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Cronistoria delle interazioni tra Artisti e Artigiani

La cupola del BrunelleschiPer delineare l’evoluzione delle interazioni e dei rapporti tra artisti e artigiani occorre ricordare che nel Medioevo le Arti figurative erano inserite tra le Arti meccaniche, secondo la suddivisione, ereditata dal mondo classico, tra Arti liberali e Arti meccaniche. Dante Alighieri, già attorno al 1313 nel “De Monarchia”, aveva lucidamente definito il prodotto artistico come la sintesi tra l’idea, la parte meccanica inerente alla sua realizzazione e la materia impiegata per realizzarla. Così, l’Alighieri evidenziò anche l’articolazione tra “inventio” e “tecnica”. Questa articolazione sta alla base delle tesi che, più tardi, il pittore e teorico fiorentino Cennino Cennini formulò per nobilitare le arti figurative nel suo trattato “Il libro dell’arte” (1390), dedicato appunto alle tecniche della pittura, che esplicita e valorizza il concetto della compresenza, in uno stesso prodotto artistico, dell’arte meccanica costituita dall’abilità manuale e dell’arte liberale intesa come fantasia inventiva e capacità compositiva. La terra, ovvero l’argilla o creta (il Cennini scrive “crea”), è materia di grande plasticità e quindi molto ben adatta a rappresentare e materializzare l’“idea” del soggetto, il “disegno” dell’artista, il “modello” dell’insieme.
Nel Rinascimento si accenderà poi la discussione sull’“arte” e sul “mestiere” che si può sintetizzare nelle diverse visioni di Michelangelo Buonarroti “si dipinge col cervello e non con le mani” e di Benedetto Varchi “nell’arti manuali non basta l’ingegno ma bisogna l’esercitazione”.
Durante il Seicento, in Italia si insiste sul primato dell’arte rispetto all’artigianato, mentre in Francia e in Inghilterra, con il ceramista Bernard Palissy ed il filosofo Francis Bacon si promuove la pari dignità tra arte e artigianato. Ma, in Toscana, già nel 1681 Filippo Baldinucci, nel suo “Vocabolario dell’arte del disegno” accomuna il termine “artista” a quello di “artigiano”, conferendo loro un’unitaria definizione di “esercitatore d’arte” che è traduzione del latino “Artifex”.
Tra il 1750 ed il 1770, con le nuove tesi definite nell’“Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, par une société des gens des lettres” da Denis Diderot e Jean D’Alembert, vengono ricondotti sullo stesso piano le arti ed i mestieri.
Nel 1847 il matematico fiorentino Filippo Corridi dimostra che l’artigiano è il “nobile” esecutore dell’“idea” dell’artista e che pertanto l’artigiano deve avere pari dignità dell’artista. A metà dell’Ottocento le “Esposizioni universali” francesi, inglesi e italiane svolgono un ruolo determinante per l’affermazione dei moderni rapporti tra l’artista, l’artigiano e il pubblico. E in tali esposizioni gli artisti, giovani o già affermati, mostrano volentieri le loro opere ed il loro talento anche al fine di ottenere ingaggi come “designer” nelle manifatture. Nei primi decenni del Novecento il ruolo delle avanguardie storiche e del Futurismo è stato fondamentale per la revisione concettuale e linguistica sia nelle arti visive che in quelle applicate.
È stato comunque con il secondo Dopoguerra, dagli anni ‘50, che si è rinnovato il legame tra arti visive e artigianato. Così, negli ultimi sessanta anni, le interazioni e i rapporti tra artisti e artigiani si sono sviluppati e codificati in collaborazioni di continuità ed integrazione tali da non poter distinguere nette linee di separazione tra i diversi contributi.
 
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